Cronista precisa e sbeffeggiatrice dei costumi moderni: le complicate facce di Marella Giovannelli
Intervista di Francesco Canino pubblicata nel dicembre 2007 sul n.4 della rivista bimestrale “l’attimo fuggente”, direttore Cesare Lanza.
A Punta Lada è arrivato l’autunno. La frenesia dell’estate, il tripudio dei grandi yacht supertecnologici e le magnum di Cristal, che innaffiano le feste dei magnati russi, sono solo ricordi di un passato recente. Le nuvole basse annunciano la pioggia che forse non arriverà prima di sera, il mare freneticamente agitato s’infrange sulla scogliera che si staglia al fondo del grande prato verde di una casa sarda, di quelle che vivono tutto l’anno e non solo nei febbrili mesi estivi. Una puntuta tramontana soffia portando con sé il profumo di mirto e sempreverdi, e scompiglia i ricci biondi e ribelli della padrona di casa, donna dall’involucro appariscente, morbidi seni, languide curve, dal contenuto sobriamente ironico e malinconico.
Sotto il pergolato che durante l’estate ha ospitato pranzi leggeri e cene fatte per tirare fino a tardi con gli amici di una vita, avvolta in una calda coperta rossa ecco Marella Giovannelli: sfida il primo freddo, guardando rapita il mare stranamente rabbioso della sua terra e chiede a quelle increspature ancora un po’ d’ispirazione per i suoi versi. Perché Marella Giovannelli, più conosciuta come giornalista e “regina del gossip” (l’investitura ufficiale è arrivata quest’estate dalle pagine del “Corriere della Sera”, che le ha dedicato un ritratto nella rubrica “Tipi d’estate”), ha per la poesia una passione di quelle che scoppiano immediate e incontenibili.
“Il mare si veste d’inverno/le onde rapite/dalle guglie di pietra/e schiuma di perle/sulle rocce lucide/di sole freddo” scriveva nel 1997, in un libretto dal titolo “Mareamore”. E proprio mentre il mare della sua Sardegna si veste d’inverno la incontriamo per raccontare come “le parti del doppio”, quelle delle nostra personalità, possono convivere senza conflitto. Perché quest’avvenente signora che vent’anni fa ha lasciato una brillante carriera da interprete parlamentare e la spensieratezza della Roma craxiana degli anni ’80 per tornare nella sua terra, è Marella Giovannelli ma è anche Mara Malda: una parte della sua personalità è dominata dalla precisa e seriosa cronista e scrittrice, l’altra dalla impertinente osservatrice/sbeffeggiatrice dei costumi moderni. Nel mezzo la passione quasi primordiale per la sua terra, e la poesia vissuta come fluido che sgorga dall’anima.
“Non avevo scritto, né letto una poesia fino al 1990. Non m’interessava, mi sembrava una cosa immensamente distante da me. Poi c’è stato un evento molto doloroso, un lutto difficile da superare. Un giorno avevo un foglio bianco davanti, ho sentito l’esigenza di prendere in mano una penna e ho iniziato a scrivere versi”.
E così, parola dopo parola, è riuscita a mettere assieme tre raccolte di poesie (“L’estranea”, “Mareamore”, “Equatore celeste”) che si trovano sul suo sito, e a curare, almeno in parte, attraverso la poesia le ferite dell’anima che quel dolore le ha procurato. Ora sta preparando un’antologia con novanta poesie ispirate ai quattro elementi (aria, acqua, terra e fuoco) con un progetto grafico davvero accattivante.
Ma le sue creazioni non sono solo versi malinconici o tetri racconti di un cuore spezzato. Sono un inno alla Sardegna, al suo mare, alla sua gente. Ed è proprio partendo da una delle sue poesie, “Estate nel paradiso perduto”, che si può ragionare su cosa è oggi la Costa Smeralda, se davvero Porto Rotondo è diventato “Morto Rotondo” (copyright di Dagospia) e su come i “personaggi” sono stati scalzati dai “personacci”, come scrive provocatoriamente Mara Malda.
"In estate/ nel paradiso perduto della mia terra/ geneticamente modificata/
ad uso e consumo del mercato e della stampa/ impetuoso scorre il fiume di neve bianca/ Vizi pubblici da esibire in branco/ nella Corte dei Miracoli studiati a tavolino/ Sciami di elfi glabri e fatine seminude/ guidati da Re Magi in processione/ salgono sulla giostra del Pavone Brizzolato/ Nella villa del Pifferaio-Burattinaio/ nidificano gli esemplari più belli/ da rivendere e mostrare dietro percentuale/ Alla Fiera della Vanità/ sono tutti in posa/ mai per qualcuno/ sempre per qualcosa/ Compratori e venditori/ adulatori e imbonitori/ sfoderano sorrisi da sfingi e mummie/ Mai una risata o un pianto/ privi di agenti chimici/ l'isteria è ancora meglio/ fa più divina creatura/ tra storie d'amore confezionate/ misteri ingloriosi e carni esotiche pronta cassa".
L’ironia si fa palpabilmente amara, perché amaro è il ritratto della Sardegna dei nostri tempi invasa da sciami di personaggi famosi (o convinti di essere tali) che vivono questa terra come trampolino di lancio per carriere destinate a durare tanto quanto un battito di ciglia o forse il tempo di leggere l’articolo che li riguarda su un settimanale patinato. Così non è difficile capire che il “Pavone Brizzolato” è l’astuto Flavio Briatore e che la “villa del Pifferaio-Burattinaio” è quella del reuccio di viale Monza, Lele Mora, o che la “Fiera della Vanità” è quel calderone dentro cui si mescolano gli interessi dei settimanali scandalistici (un business sul quale sarebbe interessante indagare ancora), quelli di agenti senza scrupoli e di pseudo artisti disposti a tutto e, inevitabilmente, quelli di una terra che grazie a loro campa, anche se un certo disprezzo si fa sempre più malcelato.
“Io parlo proprio perché sono stata una delle prime a raccontare cosa succedeva in Costa Smeralda. Ho assistito al mutamento di questi anni, al moltiplicarsi di locali e ristoranti, all’invasione dei turisti che ha indubbiamente fatto molto per l’economia della Regione, non dobbiamo dimenticarcelo. Sono la prima a non provare fastidio nei confronti del cosiddetto gossip, che è una specie di fabbrica dei sogni…”.
Anche perché con lo pseudonimo di Mara Malda ne hai raccontati di pettegolezzi, hai svelato retroscena e amori, ultimo in ordine di tempo quello sul nome dell’accompagnatore estivo di Valeria Marini. Tanto che il “Corsera” ti ha incoronato “regina del gossip”.
“No, ha scritto che ero la regina del gossip”.
Perché hai spiegato attraverso una metafora, che è come se avessi fatto indigestione di ciliegie: hai scritto e detto talmente tanto che ti è venuta “l’orticaria al solo pensiero di scrivere ancora di sagre lelemoriche, briatore, venturiche e certosine”.
“Esatto, continuo a pensarla così, ma voglio chiarire che cosa mi turba. Sono nata ad Olbia, amo la mia terra e in questi anni ho assistito ad un mutamento che ha creato in me, e in molte altre persone, un fastidio quasi epidermico: perché la Sardegna è diventata una vetrina, una piazza mediatica dove chiunque può venire, prendere notorietà e glamour e poi andarsene senza dare niente in cambio. La considero una cosa molto triste e faccio un esempio recente, che ha fatto parlare molto quest’estate.
Quando Zucchero è venuto a cantare al Cala di Volpe è successo un mezzo putiferio perché, come forse qualcuno saprà, ha iniziato prendendosela con una signora che maneggiava un cellulare ed è finito con l’insultare il pubblico perché lì in mezzo c’erano i cosiddetti “ricchi”, direi anche qualche multimiliardario. Insomma, gente che qui ha investito già dagli anni ’60, e lui li ha trattati come colpevoli. Vorrei chiedere a quell’arrogante e villano chi gli ha dato i trecento mila euro per cantare in quell’albergo, che è stato costruito proprio da quelli che lui ha trattato a pesci in faccia”.
Insomma, come ha scritto il Corriere, continui “da vent’anni a non mancare ad un appuntamento mondano, alto o basso che sia”.
“Ovvio perché sono una giornalista e racconto tutto quello che succede da queste parti”.
Poi nel 2001 decidi che Marella Giovannelli continuerà a raccontare la Costa, la cronaca, gli eventi istituzionali e culturali, ma che c’era bisogno di far venire fuori l’altra parte di te, quella più pungente e scanzonata, che raccontasse i retroscena, il “non detto”, gli episodi più indiscreti: nasce così Mara Malda, lo pseudonimo che cela l’identità più frivola.
“Mara Malda è il mio lato ironico e birichino”.
Ma nel tuo caso vale ciò che scriveva Cartesio, e cioè che “ci sono cose create, siano esseri viventi e non viventi, che hanno una natura tale che non possono esistere senza alcune altre?”, in sostanza Marella e Mara possono esistere l’una senza l’altra, oppure sono parti troppo contraddittorie e opposte per “sopportarsi”?
“Credo che abbiano bisogno l’una dell’altra e non penso siano in conflitto. Semplicemente avevo bisogno di una specificazione più netta: quando scrivo di gossip sono Mara, quando scrivo di cose più serie sono Marella”.
Sta di fatto che lei in Costa Smeralda, Mara o Marella, è una delle voci più accreditate, tutti la invitano e tutti sanno di poter contare sulla sua riservatezza.
“Perché non racconto tutto quello che so, ci mancherebbe! Ho grande rispetto per gli altri”.
È lei a decidere se far arrivare al grande pubblico il tale amore piuttosto che la tale litigata, se raccontare o tacere tutti i particolari di una cena: a lei dobbiamo la foto di Berlusconi in versione Tony Manero, completo bianco e camicia aperta sul petto, ma anche quelle del Cavaliere neo trapiantato con bandana in testa in piazzetta a Porto Cervo con Tony Blair.
“Ultimamente mi tocca pure smentire certe notizie. La “bufala Smeralda” di quest’estate era la storia di Berlusconi che alla festa di compleanno della cantante Ana Bettz aveva indossato una collana con una croce di smeraldi: la notizia è rimbalzata su tutti i quotidiani, ma io alla festa c’ero e posso dire che non aveva nessuna croce di smeraldi, tanto che poi la mia foto ha fatto il giro del mondo.
Un episodio di “costume-scostume”, come dico io, nato da un’invitata che è stata contattata nel corso della cena da un fotografo che non era riuscito ad entrare nella villa: e lei ha pensato bene di inventarsi questa storia senza aver nemmeno visto da vicino l’ex Premier”.
Lei invece Silvio Berlusconi l’ha incontrato più di una volta, visto che è la sua “vicina di casa” a Punta Lada, in via della Certosa, e la sua villa confina con il famoso Parco. Pochi giorni fa l’ha sorvolato in elicottero scattando alcune foto che mostrano proprio le trasformazioni del parco, che fino a pochi anni fa era completamente abbandonato.
“Il giudizio sull’uomo politico lo tengo per me. Posso, però, giudicarlo per cosa ha fatto per questa terra. Al parco ci andavo a correre tanti anni fa e ricordo quanto fosse malmesso e quanto certe aree fossero degradate: ettari di bosco non curati erano diventati una specie di discarica a cielo aperto e il famoso laghetto della sua villa era una pozza di liquami dove chiunque poteva andare e scaricarci di tutto. Lui ha rimesso tutto in sesto, anche grazie all’architetto Gianni Gamondi, che mi ha fatto visitare la tenuta pochi anni fa, e ha aperto la proprietà alle visite private: ad esempio le scuole di Olbia e dei dintorni vengono qua in gita per visitare il maestoso orto botanico”.
Torniamo però alla “vita Smeralda”, quella di ieri e quella di oggi. In primo luogo è cambiato il turismo, che una volta era di èlite e oggi è diventato di massa, con stuoli di persone che armati di macchina fotografica vagano in cerca del “vippetto” di turno.
“C’è un episodio che mi ha molto colpito. Quest’estate ero in piazzetta a Porto Rotondo all’ora dell’aperitivo: ho visto arrivare l’Āgā Khān con cinque o sei uomini d’affari di livello internazionale. Improvvisamente ho visto un codazzo di gente con macchinette digitali a portata di mano spostarsi verso di lui e ho pensato che se le persone erano interessate a lui forse qualcosa stava cambiando. L’illusione è sparita dopo pochi secondo quando ho visto materializzarsi Lele Mora”.
Eppure hai dichiarato che secondo te “è molto abile e sa fare molto bene il suo mestiere”.
“Lo confermo, è uno che sa anticipare le esigenze del mercato. Ma nelle mie cronache non entrano né lui né Fabrizio Corona, uno che campa grazie alle disavventure giudiziarie. Purtroppo, e ne ho avuto la conferma proprio qui in Sardegna, l’inchiesta “Vallettopoli” non ha cambiato proprio niente: speravo in un’inversione di tendenza, che certi “personacci” scegliessero un profilo basso e invece niente, gli “avanzi di galera” continuano ad avere la meglio. Si continua a riempire con la rissosità e con la cialtroneria la noia e il nulla che avanza”.
Cosa c’è di diverso tra le feste da “bullonaire” dei “morti di fama”, come scrive D’Agostino, e quelle che organizzava Marza Marzotto o il conte Luigi Donà delle Rose?
“C’è un abisso, perché nelle feste che si organizzano oggi, il divertimento è finto, sponsorizzato, e poi c’è sempre un doppio fine che è quello di apparire sui giornali o essere paparazzato. E poi sembrano tutti zombi, con la musica a volumi insostenibili, non si parlano nemmeno. Una volta in casa di Marta Marzotto incontravi Inge Feltrinelli, il poeta Dario Bellezza che ti raccontava di Alberto Moravia, di Elsa Morante o di Pier Paolo Pasolini, e ancora Coveri che ti faceva vedere le sue ultime creazioni. C’erano grandi personalità, artisti e intellettuali veri”.
Di quelli che si possono incontrare ancora oggi, non al Billionaire o al Sottovento, ma nelle ville immerse in sublimi parchi, circoli chiusi dove i “veri” personaggi fanno vita ritirata: così, se chiedete a Marella Giovannelli quali sono gli incontri che l’hanno più colpita quest’estate, non aspettatevi i soliti nomi del jet set internazionale, Woody Allen a parte. Perché lei è stata l’unica giornalista italiana ad incontrarlo a Porto Rotondo, prima che il regista di “Misterioso omicidio a Manhattan” volasse al Festival del cinema di Venezia, grazie alla complicità dell’amica Adriana Chiesa, vedova del direttore della fotografia Carlo Di Palma, per lunghi anni assistente del regista newyorkese.
Ma la sua attenzione è stata interamente rapita da tre artisti famosi nel mondo e cioè Mario Ceroli, Pinuccio Sciola e Salvatore Niffoi. Di quest’ultimo, vincitore dal Premio Campiello nel 2006 con “La vedova scalza”, ha scoperto la poco conosciuta abilità pittorica che si manifesta con una serie di quadri che evocano suggestioni oniriche intense e potenti. È stata la Giovannelli la prima a svelare che Mario Ceroli (fino al 6 gennaio prossimo al Palazzo delle Esposizioni di Roma, riaperto dopo cinque anni di lavori, con un allestimento monografico di Mark Rothko e una mostra su Stanley Kubrick) tornerà a lavorare a Porto Rotondo, lì dove quarant’anni fa ha iniziato la sua carriera di scultore, e dove porterà a termine le cosiddette “incompiute”.
“Ceroli è un uomo di grande carisma, e grazie all’interessamento del conte Donà Delle Rose, si occuperà del portone della Chiesa di San Lorenzo a Porto Rotondo, un monumento nel monumento: è, infatti, composto da mille lastre di vetro che, intersecandosi tra loro, grazie all’effetto della luce - presa sia dall’esterno sia dall’interno - del colore e dello spessore, creano il disegno della croce. Ma si occuperà anche del rosone e soprattutto del campanile in legno, un’opera unica al mondo per materiali e dimensioni. Interverrà poi sull’anfiteatro e su Piazzetta Rudalza”.
Anche Pinuccio Sciola, scultore e pittore di fama internazionale, l’uomo che fa “cantare le pietre” interverrà nel centro storico della città, in via Riccardo Belli (che diventerà una grande opera d’arte a cielo aperto), dove istallerà un tappeto di pietre con dei segni e negli spazi lungo la strada realizzerà dei piccoli salotti monolitici e una serie di sculture sonore.
“L’incontro con Sciola è stato molto emozionante perché è una persona che ha mantenuto un contatto con la sua terra, nonostante il successo mondiale. Ho avuto addirittura il piacere di provare a far suonare le sue sculture, blocchi di pietra sapientemente intagliati e penetrati da profonde lame, che diventano strumenti se si accarezzano più o meno intensamente. Il maestro mi ha spiegato che il calcare non è altro che acqua fossilizzata perciò la memoria della materia è rimasta all’interno della pietra quindi sfiorandola produrrà un rumore che ricorda lo scorrere dell’acqua, mentre se si “suona” il basalto il suono ricorda il divampare del fuoco”.
Sciola, che ha recentemente esposto alla Biennale di Venezia, ha impressionato anche i Frati Francescani della Basilica di Assisi, che hanno scelto di mettere una sua opera accanto alla tomba di San Francesco.
“Tutte le volte che mi chiedono quali sono gli incontri che mi hanno colpito maggiormente rispondo dicendo che sono questi tre grandi artisti. Vorrei davvero che la Sardegna non fosse nell’immaginario collettivo solo la terra della “invasioni” dei “personacci”: per loro è tutto uguale, non notano se una Chiesa torna a risplendere per l’intervento di un grande scultore, non sanno che questa non è solo la terra raccontata dalla cronaca rosa. Intravedo un’inversione di tendenza che mi fa ben sperare, c’è voglia di arte e di cultura. Un buon auspicio? E che il 2008 sia per la Sardegna l’anno della grande rinascita!”.