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Il Sardus Pater e i Guerrieri di Monte Prama: la parola a Massimo Pittau

Massimo Pittau, Professore Emerito dell' Università di Sassari, ha una sua teoria e, per sostenerla, ha scritto il libro “Il Sardus Pater e i Guerrieri di Monte Prama”. L’ipotesi rivoluzionaria di Pittau è stata rilanciata dal nuovo mensile “Storica” del National Geographic che, lo scorso giugno, ha dedicato all’affascinante enigma un lungo articolo intitolato “La riscoperta dei guerrieri sardi di 3000 anni fa”, firmato da Massimo Bozzo.

  
Secondo Pittau, i Guerrieri di Monte Prama non erano altro che la guardia del corpo del Sardus Pater, dio nazionale dei Nuragici, nel tempio a lui dedicato nel Sinis, citato dal geografo greco Claudio Tolomeo. E ancora: diverse statue dei Giganti erano sistemate all'interno del tempio per reggere le travi della copertura. “Lo dimostra l'altezza di due metri e mezzo delle statue. Molte svolgevano la funzione di telamoni (o atlanti), con una mano sulla testa, cioè in posizione di sostegno - spiega Massimo Pittau -. Delle venticinque statue recuperate a Monte Prama, sedici rappresentano i guerrieri telamoni, altre otto degli arcieri più quella del Sardus Pater. Il tempio di Monte Prama era stato costruito dai capi delle tribù che vivevano nei trentacinque nuraghi esistenti nella penisola del Sinis. Appare quindi non casuale il ritrovamento, nell’area in prossimità dell’edificio, di ben trentatrè tombe, appartenute forse ai capi di altrettanti nuraghi. Il tempio era stato costruito dai Nuragici poco dopo il 539-534 a.C., per celebrare la grande vittoria da loro conseguita contro l’esercito cartaginese guidato da Malco, in occasione del primo tentativo, fatto da Cartagine, di impadronirsi della Sardegna. In quell’epoca i Sardi Nuragici, entrati in stretto contatto con il mondo greco, avevano stipulato il trattato di perpetua amicizia con Sibari, che era la più grande colonia della Magna Grecia. Questo trattato inaugurò un periodo di politica filo-ellenica dei Sardi Nuragici dimostrato anche dalle monete nuragiche con la scritta “Sardoi” in lingua greca. Significativa, inoltre, la fondazione, da parte dei Greci, degli scali di Olbia, nella Sardegna nord-orientale e di Neapolis nel Golfo di Oristano. Lo storico Pausania riferisce che i Sardi dell’occidente mandarono, probabilmente sempre in occasione di quella vittoria, una statua del Sardus Pater al famoso tempio greco di Delfi. Nella stessa epoca furono coniate monete nuragiche, alcune in oro, che portano sul retro il toro nuragico e, sul fronte, il profilo del Sardus Pater. Il famoso geografo Tolomeo, intorno al 150 d.C., parla del tempio del Sardus Pater come ancora funzionante in quel periodo. A Monte Prama è stata trovata anche una moneta romana di epoca post-costantiniana, risalente a circa il 350 d.C. e frammenti di ceramiche di età romana di vario periodo. Le statue dei Giganti di Monte Prama furono spezzate e distrutte volutamente e sistematicamente dai Cristiani dopo che, con Teodosio il Grande, l’impero da pagano era diventato cristiano. Teodosio emanò anche una legge con la quale si ordinava la distruzione dei templi pagani”.



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Marella Giovannelli 2006© created by Skasi s.r.l. Per l'utilizzo di testi e foto contattare l'autrice marellag@tiscali.it.