“Tra mito e storia. Donne di Sardegna tra ‘800 e ‘900”. Non mancheranno le sorprese nella conferenza che la storica Eugenia Tognotti terrà giovedì 8 maggio all’Expò di Olbia nell’ambito dell’iniziativa “Voci di donne”. La studiosa (già membro della Commissione d’Ateneo per le Pari opportunità tra uomini e donne e di quella del Comune di Sassari) partirà da un momento cruciale della storia della Sardegna, a cavallo tra due secoli, che vede avviarsi un faticoso e contrastato processo di modernizzazione.
Analizzerà quindi gli effetti provocati sulla condizione della donna dall’entrata in crisi della società tradizionale e dall’avvento di nuovi costumi e modelli, in particolare nelle città. Alla costruzione del “mito” intorno alla figura della donna sarda (a cui aveva contribuito la celebre scultura La madre dell’ucciso di Francesco Ciusa alla Biennale di Venezia nel 1907), corrisponde l’avvio di processi di trasformazione che vedono strati consistenti di donne lasciare lo spazio domestico ed entrare nel mondo del lavoro: dalla miniere alla Manifattura tabacchi, dagli impieghi nelle amministrazioni pubbliche alla scuola e ai piccoli commerci.
Seppure di modesta entità demografica, al tempo, Olbia si distingue: gli Annuari del'epoca segnalano numerose donne titolari di piccoli esercizi commerciali, mercerie ecc. A fine Ottocento una donna gestiva un albergo e una un mulino. Nella conferenza troverà spazio il “mito del matriarcato”, molto vivo tra Ottocento e Novecento e fonte di discussione. Una trappola del “romanticismo esotico” in cui, secondo Joyce Lussu, erano caduti e continuavano a cadere tutti o quasi coloro che scrivevano della Sardegna e delle donne sarde. La maggiore libertà spaziale femminile, i ruoli di autorità e di prestigio delle donne, erano infatti dovuti ad uno stato di necessità, come quello che aveva prodotto analoghe condizioni nelle comunità marinare e nelle società mercantili-manifatturiere.
Analizzando le tesi in campo, Eugenia Tognotti parla di un “quasi matriarcato”: nella Sardegna tradizionale, dove le donne godevano di ampi spazi di autonomia, rivestivano ruoli di autorità e di prestigio, gestivano le relazioni amicali e parentali. Alle origini di questa particolare condizione c’erano antiche istituzioni giuridiche proprie della Sardegna : gli Statuti cittadini come quello di Sassari e la Carta de Logu della grande giudicessa Eleonora d’Arborea. Le “donne sarde” non saranno viste come un grande aggregato indistinto : tra ‘800 e ‘900, la condizione delle donne ricche era naturalmente diversissima da quella delle donne povere, e quella delle donne della ricca borghesia cittadina era molto differente da quella delle donne, mogli e figlie di ricchi proprietari e pastori che vivevano nei territori provinciali. Gettare uno sguardo al passato per comprendere il posto delle donne il loro ruolo, il loro silenzio e la loro parola, aiuterà a comprendere meglio la società tradizionale sarda e quella di oggi.