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Malaria e Sardegna: foto d’autore (Suschitzky) e articolo di studiosa (Tognotti)

All’Istituto etnografico di Nuoro si è tenuto un un convegno organizzato dall’ISRE intitolato “Malaria e Sardegna. Storia di una malattia e dei suoi effetti sulla società e sull’economia”. Seguirà una grande mostra fotografica basata sulle immagini di Wolfgang Suschitzky che, nel 1948 e nel 1950, documentò le varie fasi della campagna antimalarica. La storica Eugenia Tognotti , relatrice al convegno di Nuoro, ha fornito un importante contributo al ripristino della memoria scrivendo i primi studi moderni sulla malaria in Italia. Porta la sua firma un articolo, pubblicato oggi sulla Nuova Sardegna, che riportiamo integralmente:

Suschitzky Wolfgang. Caccia alle larve delle zanzare sul fiume Cixerri, presso Siliqua  1948 pagina La NUova con articolo Eugenia Tognotti sulla malaria 
“Lasciano senza fiato, a vederle scorrere, una dopo l’altra, le immagini della campagna antimalarica proiettate l’altra sera dal direttore dell’Istituto Etnografico, Paolo Piquereddu alla fine del Convegno «Malaria e Sardegna. Storia di una malattia e dei suoi effetti sulla società e sull’economia». E questo per molte ragioni, prima tra tutte la loro eccezionale qualità. Sono state, infatti, scattate in due tempi diversi, 1948 e 1950, da uno straordinario fotografo, cameraman e documentarista austriaco, Wolfgang Suschitzky, classe 1912, che intendeva venderle, col rischio che andassero disperse centinaia di fotografie che documentano l’eradicazione della malaria, raccontando, nel contempo, l’isola Sardegna “prima” che si mettessero in moto i grandi processi di trasformazione che hanno cambiato la fisionomia della Sardegna tradizionale. E va riconosciuto a chi governa l’Isre, al presidente Emilio Asproni, e a Paolo Piquereddu il merito di aver agito con tempestività e intelligenza. Precipitatosi a Londra, quest’ultimo ha incontrato, Suschitzky, ultranovantenne in splendida forma, riuscendo ad acquisire le immagini, che ora rappresentano un pezzo impostante del patrimonio di quell’istituzione.

Caccia alle zanzare in una domuns de janas 1948 Suschitzky Wolfgang arrivo operai per la disinfestazione 1950 [640x480] 
Appartenente ad una famiglia ebrea, colta e progressista (suo padre, era un editore e ricopriva importanti incarichi nel partito socialista), questi aveva lasciato Vienna a metà degli anni Trenta dopo aver assistito alla dura e sanguinosa repressione della rivolta dei quartieri operai di quella città voluta dal cancelliere Engelbert Dollfuss e mentre cresceva l’influenza nazista. Sbarcato a Londra, il giovane fotografo viennese aveva incontrato il regista e produttore inglese, Paul Rotha, promotore dello sviluppo della scuola documentarista inglese e strenuo sostenitore dell’idea che il cinema dovesse aderire alla realtà sociale. A questa scuola Suschitzky aveva imparato a rappresentare - seguendo le sue convinzioni politiche - quello che stava succedendo intorno a lui. Aveva così fotografato e realizzato, tra l’altro, documentari sull’edilizia abitativa, sui problemi negli ospedali e nelle miniere di carbone. Si avverte questo particolare “sguardo” dietro le immagini che documentano l’epica impresa degli uomini dell’Erlaas in una Sardegna immota, sospesa nel tempo. Da una parte il poderoso apparato della Rockefeller Foundation: gli strumenti, i mezzi di trasporto - dalle camionette agli aerei che spruzzano il Ddt - i laboratori, lo staff scientifico alle prese con cartine e mappe. Dall’altra muri a secco, rocce, distese di acque stagnanti, disinfestatori intenti a farsi strada tra roveti e canneti, interni di case e scorci di paesi che sembrano appartenere ad un Medioevo lontanissimo da quel ventesimo secolo.

Suschitzky Wolfgang Disinfestazione con barche 1950 Suschitzky Wolfgang disinfestazione in una casa 1950 
Quando, tra qualche mese, sarà allestita la mostra, capiremo meglio, tutti, cosa ha rappresentato la malaria per l’identità stessa dell’isola. Questo primo incontro - a cui è intervenuto, tra l’altro, il professor Frank Snowden dell’Università di Yale - è servito a dare conto della pervasività della malaria, un “male” della Sardegna a cui sono legate mutazioni genetiche come la talassemia e il favismo. La malattia ha pesantemente influenzato la vicenda storica dell’isola, spopolando i litorali, condizionando l’insediamento umano, ostacolando lo sviluppo dell’agricoltura, decimando la popolazione. Nell’ultimo ventennio dell’Ottocento le vittime si contavano in più di 2000 l’anno, e ogni anno un quarto circa dell’intera popolazione isolana si ammalava e attendeva alle proprie occupazioni in una condizione di malessere. La vita biologica delle popolazioni, in particolare di quelle di pianura ne era segnata: gli abitanti delle pianure erano piccoli, di costituzione debole, con voluminosi tumori di milza, afflitti da senilità precoce. La malaria indeboliva, con i globuli rossi attaccati dal plasmodio, la forza fisica, lo spirito d’iniziativa e d’intrapresa, la fiducia, la speranza del futuro, l’attitudine al lavoro e la capacità di concentrazione.

Suschitzky Wolfgang operai e automezzo ERLASS Suschitzky Wolfgang Operazioni preliminari per debellare le zanzare 1950 
Alla malaria era legata l’antropometria negativa dei sardi: insieme alla Basilicata, la Sardegna guidava la classifica negativa dei riformati alla leva, per la statura media più bassa, per il perimetro toracico, per il peso medio. Quell’antico flagello accorciava la vita, uccideva i bambini, e spegneva ogni progetto di futuro. Era responsabile dei bassi tassi di nuzialità e dell’età, relativamente elevata degli sposi, rispetto al resto del paese. Le denunce dei parlamentari sardi ottennero ben poco: le poche bonifiche programmate dallo Stato non potevano certo riuscire nell’intento di risanare le innumerevoli zone dissestate delle pianure. E poco influì anche la grande bonifica integrale del Fascismo. Fu piuttosto il “chinino di Stato” ad indurre una drastica riduzione dei tassi di mortalità, nonostante la resistenza dei moltissimi sardi che odiavano quell’amarissimo medicinale, a cui attribuivano effetti negativi sulla salute. Ma, a sconfiggere definitivamente la malattia fu il Ddt, l’insetticida destinato a cambiare le strategie di lotta all’infezione anofelica. Scelta nel dopoguerra dalla Rockefeller per un grandioso esperimento tecnico-biologico d’eradicazione di un insetto indigeno, la Sardegna fu liberata da quel flagello millenario tra il 1947 e il 1950, grazie alla straordinaria capacità organizzativa e scientifica degli americani, all’impegno dell’Erlaas, e ad una mobilitazione quale l’isola non aveva mai conosciuto d’uomini, mezzi, energie intellettuali e tecniche: dagli igienisti delle università, agli studenti di medicina, ai medici condotti, ai parroci, ai maestri, alle autorità sanitarie e politiche fino all’ultimo lavoratore.

Suschitzky Wolfgang Trasporto bidoni DDT 1950 Suschitzky Wolfgang Trasporto del DDT su un carro a buoi 1950 
Insomma, il Ddt, come ha rilevato Frank Snowden «non è stato l’unico responsabile della vittoria finale contro la malaria». Un ammaestramento - ha detto per i Paesi oggi in lotta contro un killer che uccide ogni anno, nel mondo, un milione di persone. «La scoperta continua di armi nuove è sempre fondamentale, ma le armi funzionano soltanto nell’ambito di un contesto socio-economico ben più ampio». L’eradicazione della malaria non ha significato solo un decisivo miglioramento per la salute dei sardi. Ma ha impresso una svolta irreversibile nell’assetto del territorio regionale e nella vita collettiva: senza l’eradicazione della malaria, la storia recente della Sardegna sarebbe stata diversa. Non sarebbe stato neppure pensabile uno sviluppo del turismo o l’insediamento, pur discutibile, della grande industria petrolchimica o l’affermarsi dell’agricoltura specializzata in alcune aree di pianura”.
Eugenia Tognotti



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